Amaretti sardi


1450107997260.jpgQuesta è una di quelle ricette che al loro interno hanno una storia.

Quelle ricette che evocano sensazioni, colori, suoni, emozioni…..

Non è una ricetta di famiglia né della mia infanzia, ma fa comunque parte di noi, di me, del mio passato e del mio futuro.

Ed è dal sogno, dalla fiaba che foglio iniziare a narrare….

Quando il Signore si accinse a modellare la Sardegna, l’ultima terra, che doveva uscire dalle sue mani, si accorse che nella foga della creazione  aveva consumato quasi tutta la materia necessaria alla sua impresa. Gli era avanzato un cumulo di granito. Dopo un attimo di perplessità Iddio sparse sul mare quelle ultime pietre e calcandole col piede fasciato d’un sandalo di fiamma, vi lasciò in eterno la sua impronta. Così nell’acqua solitaria nacque la prima forma di Ichnusa. Ma il Signore non si fermò qui. Non permise che questa sua creatura estrema affiorasse dalle onde come uno scoglio arido e brullo. E perciò dagli altri continenti e dai paesi che aveva già foggiato, Egli continuò a togliere leggermente con le sue mani armoniose, quel che mancava all’isola di pietra, foreste di roveri e d’elci, fiumi placidi e torrenti rissosi, pianure dolci di viti e di spighe, pascoli folti e propizi alle mandrie, dune bionde orlate di stagni pescosi, insenature popolate di tamerici e di palme, baie raccolte e ospitali per i naviganti. Il Divino Artefice toglieva a quei paesi e riversava, distribuendo sapientemente, sulla trama sassosa di Ichnusa. Alla fine Egli vide con letizia che l’isola di pietra per questa sua invenzione si era trasformata in una terra così varia e così ricca d’accenti, di colori e di prospettive da assomigliare quasi ad un continente.  “

Questa fiaba l’ho sentita narrare da mia madre tante volte, lei che al sud di quell’isola c’è nata.

Ed ora la racconta alle mie figlie, ed è andata perfino a scuola per raccontarla agli altri bambini, perché tutti conoscano la vera natura della sua terra: fatta solo da un cumulo di sassi rimasti a Dio e poi arricchita da tutti i doni di tutti i continenti…

E sono così questi amaretti sardi, non troppo duri, non troppo morbidi, dolci al punto giusto, ma con quel retrogusto di amaro che ricorda quella terra, così magica e accogliente e a volte inospitale.

Si perché quando mia madre era piccola non c’era turismo, non c’erano grandi residence con piscina né personaggi famosi. C’era solo la terra e la roccia. E con la roccia ci hanno convissuto e ci hanno lavorato: al buio delle miniere, scavando, cercando, respirando polvere e sabbia, morendo.

All’interno di quella terra, come figli nel ventre della madre, questi uomini e donne fieri, duri e amorevoli hanno vissuto per anni.

E il loro cibo, i loro poveri dolci sono il frutto anch’essi di questa terra.

Dolci fatti solo con mandorle e uova, poco zucchero, all’inizio sicuramente solo miele, e con l’aggiunta di qualche mandorla amara poiché ce ne sono in abbondanza ed è peccato non mangiare anche quelle.

Quando li preparo, quasi sempre vicino a Natale, la mente e le emozioni navigano verso quei mari, verso quelle terre che ho conosciuto tardi, ma che ho subito amato.

Quando li preparo il profumo che si sprigiona in casa è quello dell’amaretto, ma addolcito molto dallo zucchero che si caramella e da un lieve aroma di mirto.

Tutti profumi di quell’isola.

E mi ricordano i Natali in famiglia, a volte controvoglia, ma poi sempre amati e cercati.

I miei Natali sono affollati di sorelle e cognati e nipoti e figli dei nipoti.

Qualcuno all’appello manca, ma il suo posto è nei nostri cuori e sarà per sempre qui con noi, ad addobbare l’albero rigorosamente vero, che profuma di legno, di resina e di bosco.

E i profumi e gli aromi si mischiano e si confondono, come noi figlie, nate da donna di mare e uomo di monti, noi che siamo more e bionde, occhi neri e azzurri, noi che siamo fiere e fragili, insicure e coraggiose.

Noi che siamo l’unione perfetta dei nostri genitori.

Ed ogni morso a questi amaretti è un Natale che mi viene alla mente, fra le risate dei nipotini ormai adulti e a loro volta genitori.

E questo Natale arriverà e passerà, il mio papà ci verrà ancora a trovare, a rassicurare, a vegliare su di noi. Ed io avrò altri ricordi, altri profumi, altri aromi nella mia testa, nella mia vita, nel mio cuore.

E se anche a chi sta leggendo questo Natale mancherà qualcuno, un genitore, un nonno, un fratello o una sorella vorrei dire: sono qui con voi, non sono andati via. Ad un assaggio, ad un gesto, ad un profumo loro saranno li e vi abbracceranno e coccoleranno ancora.

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INGREDIENTI:

500 grammi mandorle dolci spelate

50 grammi mandorle amare spelate

250 grammi zucchero grezzo di canna

50 grammi di zucchero grezzo di canna per la “glassatura”

1 limone bio per la scorza grattugiata

3-4 albumi

qb liquore mirto

qb mandorle intere

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Per prima cosa tritare le mandorle dolci con quelle amare e lo zucchero. Deve risultare non tropo fine (non farina) ma neanche troppo granuloso.

Unire la scorza grattugiata del limone.

Montare 3 albumi a neve ferma.

Unite gli albumi alle mandorle e zucchero, mescolando con una spatola. Il composto deve essere abbastanza sodo da poter fare delle palline con le mani ma non troppo: da quanto sono morbidi dovete fare quasi fatica a fare la pallina.

Se così non fosse montate anche il quarto albume ed aggiungetelo poco alla volta finché non avrete ottenuto la consistenza desiderata.

Ora accendete il forno a 160 gradi statico.

Versate i 50 grammi di zucchero di canna in una ciotolina.

Prima di iniziare a fare le sfere bagnatevi le mani con il liquore mirto. Questo servirà sia per non far attaccare il composto alle mani, sia per profumare ulteriormente i dolcetti.

Prendete una parte di composto, fate la pallina e intingete la sommità nello zucchero, adagiandola poi sulla placca rivestita di carta forno. Lo zucchero deve rimanere sulla parte alta.

Gli amaretti sardi sono abbastanza grandi, quindi regolatevi con il composto.

Ogni volta ricordatevi di bagnarvi le mani nel mirto.

Una volta terminato di dare la forma, prendete la placca dove sono adagiati, sollevatela circa venti centimetri dal tavolo e lasciatela cadere.

Questo darà la forma più appiattita agli amaretti.

Potete decidere di lasciarli così o guarnirli con delle mandorle intere.

Infornate e lasciate per 15/20 minuti, finché gli amaretti non sono belli dorati in superficie.

Saranno ancora molto morbidi, una volta raffreddati induriranno leggermente.

Vi assicuro che il profumo inconfondibile di dolce-amaro invaderà la vostra casa, e i vostri cuori.

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E vi assicuro che non a caso con questa ricetta partecipo sia alla raccolta di ricette di Dicembre dell’orto del bimbo intollerante di Leti di Senza è Buono e Manu del Mondo di Ortolandia, che questo mese prevede come intolleranza il glutine e il latte.

raccoltaDICEMBRE

Sia al concorso Prelibata di Dicembre.

Profumo di Natale-Concorso delle feste

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16 pensieri su “Amaretti sardi

  1. Pingback: Raccolta “L’Orto del bimbo intollerante” di Dicembre: festeggiamo insieme il Natale | Una Favola in Tavola " Il Mondo di Ortolandia"

  2. Il tuo racconto è stupendo. Una favola molto bella e mi sono commossa leggendo i tuoi ricordi dei Natali trascorsi.
    Bellissima ricetta, proprio da provare, pensando all’isola magnifica dalla storia antichissima.
    Buona giornata e grazie per aver condiviso con noi le tue emozioni.

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    • Non voleva essere un post triste, anzi, volevo donare gioia e serenità….ma capisco che certe emozioni siano malinconiche…ti ringrazio per esserti emozionata per i miei ricordi♡

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  3. Spesso i dolci fanno riaffiorare nella memoria profumi, sapori e persone care…è bellissima la tua dolcezza nel raccontare della tua terra, di come essa sia simile a questi pasticcini, composti da ingredienti semplici, e dalla consistenza nè troppo dura nè morbida…e grazie per averci dedicato non solo una ricetta meravigliosa, ma anche i tuoi ricordi ❤ un abbraccio, Leti

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