Torta di castagne senza farina senza glutine e senza latticini

1479988682722.jpgMolto spesso vi parlo della mia vita e della mia famiglia.

Oggi volevo raccontarvi del luogo, o meglio, delle persone dove viviamo.

Io e mio marito siamo nati e cresciuti in pieno centro storico: sia i miei genitori sia i suoi avevano un’attività in proprio e la nostra vita si divideva fra casa (in condominio), negozio per lui ed edicola per me, scuola, oratorio. Circondati da traffico, macchine e, abitando a ridosso della stazione, treni.

Il rapporto con i vicini e con le persone in città è molto particolare. Ci si conosce, ci si saluta ma ognuno si fa i fatti suoi. Certo, anche li ci sono i pettegolezzi, ma tutto si risolve in una chiacchierata e via.

Quando io e Marco abbiamo deciso di sposarci abbiamo acquistato casa in paese e la nostra vita è cambiata.

All’inizio non molto poiché lavoravamo entrambi in città, quindi la casa era solo dove cenare e dormire.

Poi è nata Alice e tutto, ma proprio tutto, è cambiato.

Devo ammettere che è stata dura, difficile soprattutto per me.

Io sono una persona poco socievole, non amo attaccare bottone, parlo poco con persone che non conosco.

Mi sono ritrovata a passare giorni e giorni in casa, sola, senza amici, parenti, conoscenti.

Giravo per il paese con la carrozzina e non conoscevo NESSUNO.

Due parole con la cassiera del supermercato e basta.

Eravamo sempre solo io e Alice, che oltretutto non dormiva mai e piangeva quasi sempre.

Mi sono sentita sola, triste, lontana dagli affetti e ho dubitato tante volte della scelta presa di andare a vivere distante da tutto e da tutti.

Ora, con il senno di poi, sono contenta.

La vita in paese è molto meno frenetica: i bambini possono andare a scuola da soli e giocare tranquilli in giardino insieme. Ho conosciuto tante brave persone, buone, pronte ad aiutare e non solo a criticare.

Certo, i pettegolezzi in paese sono OVUNQUE E PER CHIUNQUE.

Non ne ero abituata. Ma forse proprio perché sono cresciuta in città, non mi toccano, anche quando sono su di me: li lascio scorrere e vanno via da soli, senza ferire e senza modificare nulla. Sono solo parole. A volte servono per farmi una risata e capire come mi vedono le persone😉

Ma ciò che c’è di bello è che i vicini di casa sono VICINI.

In città li salutavo ma non li conoscevo, non ci parlavo, non sapevo nulla e spesso non conoscevo nemmeno i loro nomi.

Qui è tutto diverso: li conosco, alcuni hanno figli della stessa età delle mie.

Si parla, si ascolta, ci si invita per un tè, si condividono pensieri e la vita.

Ho sempre qualcuno su cui poter contare e questo non è poco.

Se mi manca un limone o dello zucchero bussando a qualche porta lo trovo di sicuro😉

Quando Agata aveva pochi mesi, in pieno inverno, dovevo andare tutti i giorni a prendere Alice alle 13 a scuola. Immaginate come sarebbe stato doverla portare fuori con la neve, il ghiaccio, la pioggia, il gelo…Invece avevo (perché ora si è trasferita) una gentilissima vicina che me la teneva quasi tutti i giorni, con amore e affetto, come fosse la sua nipotina.

Ed ora ho dei fantastici dirimpettai che letteralmente ADORANO le mie figlie e che sono sempre super disponibili ad accoglierle in casa, per giocare o per necessità: mi è capitato di vestirmi per andare a recuperare Alice in palestra, di suonare a loro e di lasciare Agata al volo!!   😆

Se ho Agata ammalata, come in questi giorni, c’è SEMPRE qualche mamma che mi porta a casa Alice.

E’ confortante sapere che NON SONO SOLA.

Mi rende tranquilla e felice sapere che posso contare su qualcuno.❤

Ovviamente la disponibilità deve essere reciproca altrimenti vengono a mancare i presupposti un buon rapporto.

E quando ci si conosce e si fa comunità è normale condividere anche il cibo, che per me vuol dire distribuire parte dei mille dolci che faccio, anche per potermi sdebitare.

Qualche giorno fa uno dei miei vicini mi ha portato una borsa piena di castagne appena raccolte, sane e giganti.

Una meraviglia….

E quindi dolce con le castagne sia!!!!!

Ho rispolverato un vecchio ricettario che ho in casa ed ho trovato questa ricetta:

torta-castagne

Senza glutine perché priva di farina e, per la torta, senza latticini. Ho solo dovuto sostituire il burro della crema al cioccolato di copertura.

Come tutti i vecchi ricettari non è infallibile. Parla di 1 kg di castagne secche.

Ma è una quantità ENORME di castagne idratate e cotte…

Quindi credo intendessero 1 kg una volta idratate.

A voi la scelta se usare castagne secche come nella ricetta originale, che è la soluzione più veloce e pratica non dovendole sbucciare, oppure castagne fresche.

Alla fine dovrete ottenere 1 kg di purea di castagna che per le castagne secche saranno circa 500 grammi.

E ora la ricetta che ho fatto io.

E’ un dolce molto particolare, consigliato solo ai veri amanti delle castagne.

Essendo senza farine di alcun tipo la consistenza è morbida e umida.

E il cioccolato fondente si sposa benissimo con il sapore ed essendo una glassa sottile non copre il sapore predominante che rimane quello della castagna.

Mi raccomando, la vaniglia è INDISPENSABILE perché dona veramente un aroma irresistibile alla torta e ne va messa in abbondanza, molta ma molta di più che in qualsiasi altro dolce.

D’altronde anche la maronata si fa con tanta vaniglia perché sono due sapori che insieme si COMPLETANO.

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INGREDIENTI per una tortiera da 26 centimetri di diametro:

1 kg di castagne lessate almeno 1 ora in acqua salata

3 uova

70 grammi di miele

qb. vaniglia in polvere

qb. sale

PER LA COPERTURA:

200 grammi cioccolato fondente extra *

20 grammi burro di cacao*

30 grammi latte vegetale*

Accendete il forno a 170 gradi.

* alimenti a rischio contaminazione che devono essere certificati per le persone celiache

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Dopo aver bollito le castagne e averle private della pellicina (armatevi di TANTA TANTA, TANTA PAZIENZA) passatele con il passa-verdure. Se come me non lo avete, potete anche tritarle con un tritatutto potente, aggiungendo dell’acqua calda (se avete usato le castagne secche potete usare l’acqua di cottura).

Dovete ottenere una purea morbida.

Ora dividete i tuorli dagli albumi e montate questi ultimi a neve.

Aggiungete invece i tuorli alla purea di castagne insieme al miele, amalgamando molto bene, aggiungendo un pizzico di sale e polvere di vaniglia.

Incorporate molto delicatamente gli albumi montati, mescolando dal basso verso l’alto per non smontarli.

Oliate e infarinate con farina di riso una tortiera a cerniera e versate il composto livellandolo bene.

Infornate per circa 45 minuti. Non deve seccare troppo, altrimenti sarà un mattone!!!!

Sfornare e lasciare raffreddare completamente.

Per riuscire a togliere il fondo della tortiera senza romperla troppo, una volta raffreddata l’ho riposta nel congelatore circa 20 minuti.

Nel frattempo preparate la copertura al cioccolato facendolo fondere a bagnomaria.

Fate scaldare leggermente il latte vegetale con il burro di cacao per permettere che si sciolga.

Quando il cioccolato sarà perfettamente fuso versare al centro un terzo del latte e burro e mescolare con una spatola in silicone, NON UNA FRUSTA perché il cioccolato si rapprenderà e rimarrà incastrato.

Versate poi un altro terzo e mescolate energicamente, non impauritevi se sembra impazzire.

Versate ora l’ultimo terzo e mescolate. Vedrete che la crema diventa nuovamente fluida e cremosa!!

Estraete la torta dal congelatore e glassatela.

Il cioccolato rimarrà molto croccante per il primo giorno, poi assorbirà l’umidità della torta e sarà più morbido. Proprio perché molto rigido, per tagliare la torta, vi consiglio di fare scaldare il coltello sul fuoco.

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Con questa ricetta partecipo con grande entusiasmo al contest itinerante The Mystery Basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e per Ottobre ospitato da In cucina con Fischio

mystery basket

Torta all’acqua al triplo cioccolato anche senza glutine (con farine naturali)

1479140053606.jpgLa torta all’acqua è famosissima e cercando la fonte sul web ho trovato che è di Adelaide Melles del blog Diario di una passione.

Le dosi di tutte le ricette che trovate sono bene o male le stesse ma purtroppo molto spesso non è citata la fonte. Credo però che non sia un volersi appropriare di una ricetta, bensì è talmente famosa che viene fatta e rifatta ed è entrata a far parte delle torte che tutti fanno e che tutti conoscono.

Io ho mantenuto le dosi essenzialmente identiche pur sglutinandola.

In più l’ho resa tutta cioccolatosa e come ho scritto nel titolo è al triplo cioccolato:

1. il cacao abbondante nell’impasto

2. il cioccolato fondente a pezzettoni all’interno

3. le scaglie di cioccolato fondente sulla superficie.

Da quando l’ho provata per la prima volta, l’ho fatta più e più volte, per compleanni, festine e merende.

Vi assicuro che farete un figurone ed è apprezzata sia dagli adulti che dai bambini.

E’ sofficissima e nonostante abbia tanto cacao che di solito secca, questa resta umida e per nulla stopposa.

Ha una cottura molto lunga e con una temperatura più bassa del solito quindi riscaldo anche la casa ora che accendo ancora poco i caloriferi!!!!

La faccio sia glutinosa che senza glutine ed è sempre un successo.

Quindi vi riporto entrambe le ricette, con glutine e non, perché so già che se riporto solo una versione mi verrà chiesta anche l’altra😉

Nasce già senza lattosio e senza latticini quindi non ho dovuto sforzarmi di cambiare nulla a riguardo.

Unica nota che devo fare è sulla scelta delle scaglie di copertura: non usate gocciole perché affonderanno parecchio e non otterrete lo stesso effetto. Io ho trovato delle mini gocciole e quelle sono andate bene. Fate però MOLTA attenzione agli ingredienti. Per la versione senza glutine ovviamente che siano certificate ma non solo. Questi prodotti a volte contengono latte in polvere o burro anidro o altre cose strane. Ne ho trovato alcune addirittura con coloranti, come se il cioccolato non fosse abbastanza scuro…. Quindi leggete sempre molto bene gli ingredienti.

Ed ora le due versioni della torta. Il procedimento è lo stesso per entrambe e non varia di nulla.

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TORTIERA a cerniera da 24 centimetri.

INGREDIENTI PER LA VERSIONE SENZA GLUTINE:

150 grammi farina di riso finissima*

50 grammi cacao amaro*

50 grammi di amido di riso (o di mais)*

3 uova

250 grammi di zucchero (per me integrale)

130 grammi di olio di riso o di mais

130 grammi di acqua

8 grammi di cremor tartaro (o lievito per torte)*

mezzo cucchiaino di bicarbonato (per attivare il cremor tartaro)

70 grammi di cioccolato extra fondente tagliato a pezzi grossi*

50 grammi di scaglie di cioccolato fondente (o mini gocciole)*

*Ingredienti a rischio contaminazione. Per i celiaci tutti gli ingredienti devono essere certificati senza glutine

INGREDIENTI PER LA VERSIONE CON GLUTINE:

190 grammi di farina di tipo 1

60 grammi di fecola di patate o amido di riso

3 uova a temperatura ambiente

250 grammi di zucchero (per me integrale)

130 grammi di olio di riso o di mais

130 grammi di acqua

8 grammi di cremor tartaro (o lievito per torte)

mezzo cucchiaino di bicarbonato (per attivare il cremor tartaro)

70 grammi di cioccolato extra fondente tagliato a pezzi grossi

50 grammi di scaglie di cioccolato fondente (o mini gocciole)

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Montate le uova con lo zucchero fino a che non saranno gonfie e chiare, con il mio sbattitore ci vogliono circa 20 minuti.

Accendete il forno a 160/170 gradi.

Nel frattempo mischiate le farine con il cacao e il lievito ( o cremor tartaro e bicarbonato) e se necessario, per togliere i grumi del cacao, setacciate il tutto.

Quando avrete ottenuto delle uova ben montate abbassate la velocità dello sbattitore e aggiungete l’olio a filo. Quando sarà ben incorporato aggiungete molto lentamente anche l’acqua.

Ora aggiungete anche le vostre farine, lentamente, qualche cucchiaio alla volta, fino a quando non avrete un composto morbido e omogeneo.

Oliate e infarinate (con farina di riso) la tortiera e versate metà del composto. Ora distribuite i pezzettoni di cioccolato extra fondente, non esagerando troppo con il centro della torta (dove poi infilerete lo stecchino per vedere se è cotta e vi uscirà sempre sporco di cioccolato).

Versate l’altra metà del composto e cospargete il tutto con le scaglie di cioccolato fondente.

Lasciate la temperatura del forno non troppo alta, è una torta che deve cuocere a lungo e lentamente per lievitare bene e cuocersi bene all’interno.

Infornate a metà forno (statico) per circa 45/50 minuti.

La mia ha cotto esattamente 52 minuti.

So che può sembrare tanto ma se alzerete la temperatura del forno per diminuire i tempi di cottura non vi uscirà così morbida.

Fate sempre la prova stecchino perché ogni forno è diverso dall’altro.

Lasciare raffreddare completamente prima di toglierla dalla tortiera o rischierete di romperla poiché è molto soffice.

La torta delle foto è nella versione senza glutine.

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Ciambelline alla banana senza uova, glutine, latticini.

1477487333863.jpgA volte alcune ricette nascono per caso.

Come queste ciambelline nate dall’esigenza di smaltire due banane considerate troppo nere dalle bimbe per essere mangiate  a merenda. In realtà dentro erano bianchissime e quindi molto buone.

L’idea iniziale era fare un frullato ma non volevano saperne di mangiarle.

Quindi le ho nascoste dentro l’impasto e usate al posto delle uova che non avevo .

In più l’orario della merenda si avvicinava e mi serviva un dolce che cuocesse in poco tempo.

Ed ecco quel magnifico stampo da ciambelline usato solo una volta venirmi in soccorso.

Tempo 30 minuti ed erano preparate e cotte e la casa era invasa da un delizioso profumo di cannella, ideale in queste giornate uggiose.

Una tazza di the caldo fumante e la merenda era pronta!!!!!

Ora vi lascio la ricetta facilissima: senza glutine, senza latticini, senza uova e senza zucchero. Ma come sempre se si utilizzano bene i prodotti e le spezie tutti questi “senza” non saranno una rinuncia ma una deliziosa scoperta.

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INGREDIENTI

2 banane molto mature

qb gocce succo limone

qb cannella

250 grammi farina riso

50 grammi amido di riso

250 grammi latte di cocco in lattina

2 cucchiai colmi di miele di acacia o millefiori (o altro dolcificante)

2 cucchiaini lievito

30 grammi di olio di riso o mais

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Accendere il forno a 170 gradi.

Bisogna ridurre le banane ad un composto cremoso.

Se le banane sono davvero molto mature vi basterà metterle con qualche goccia di succo di limone ed il miele in una ciotola e usare lo sbattitore elettrico al minimo (quello per montare le uova per intenderci).

Otterrete una crema liscia.

Ora versate il latte di cocco e aumentate la velocità.

Versate anche l’olio.

Ora con delicatezza versate la farina e l’amido, il lievito e se piace la cannella.

Continuate a sbattere a velocità media fino a quando gli ingredienti non sono tutti emulsionati.

Oliare e infarinare con la farina di riso lo stampo per ciambelle e versare il composto senza arrivare fino al bordo.

Con questa dose mi sono uscite dodici ciambelle.

Infornare per circa 20 minuti.

Fate la prova stecchino.

Le mie hanno cotto esattamente 19 minuti.❗

Sfornare e lasciare raffreddare prima di toglierle dallo stampo e cospargerle di polvere di cannella.

Ottime come colazione o come merenda, si mantengono morbide fino al giorno dopo lasciate in una scatola di latta.

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Biscotti zucca e castagna – senza glutine e senza lattosio

1477655832003.jpgQuesti biscotti nascono appositamente per partecipare al contest di Malquadrato ai fornelli. Se non lo conoscete è un blog che come il mio si occupa di ricette senza lattosio. Ma così è riduttivo…

Maria prepara divinamente piatti senza latticini e/o senza glutine e a volte anche con altri senza.

Ricette strepitose e fotografate molto bene (il che non guasta).

Su Instagram (se volete seguirmi anche li mi trovate come cioccolatoeliquirizia) mi ha invitato a partecipare ed ho accettato molto, molto volentieri.

Il gioco consiste nel preparare una ricetta con la zucca.

Se devo essere sincera fino a due ani fa la zucca la odiavamo tutti in casa.

Poi mio marito è andato a cena da amici e l’ha assaggiata in una ricetta molto semplice.

L’ha riproposta a casa e la zucca è entrata a far parte della nostra dieta.

A dirla proprio tutta Alice la odia ancora, ma sinceramente credo sia solo perché ci ha sempre sentito dire che a noi non piaceva….

Quindi all’inizio ho pensato di fare una ricetta semplice anche io, qualcosa con la pasta frolla.

Poi su Facebook (eh, si, sono anche qui) un mio amico un giorno scrive: la zucca mantovana sa di castagna bollita, e sa di castagna al forno!!

Perfetto mi dico.

Zucca e castagna sia.

La ricetta che segue quindi prevede di avere sia le castagne bollite e ridotte a purea sia la zucca. Ne otterrete dei biscotti croccanti, profumati, senza glutine e senza latticini. Ideali per una colazione energetica!!!!

Può sembrare laborioso ma vi assicuro che i due gusti insieme si sposano divinamente!!!

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INGREDIENTI:

50 grammi di zucca mantovana cotta (o al forno o bollita) – o altra varietà dolce

50 grammi di castagne bollite (sbucciate)

3 cucchiai di miele di acacia

qb di polvere di vaniglia

PER LA FROLLA

1 uovo

45 grammi di olio

50 grammi di zucchero grezzo

20 grammi di cacao amaro *

40 grammi farina di riso *

30 grammi amido di riso *

60 grammi farina di castagne *

mezzo cucchiaino di lievito *

*ingredienti a rischio di contaminazione per celiaci.

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Iniziate ricavando sia dalla zucca cotta che dalle castagne una purea.

Io le ho semplicemente frullate separatamente, se necessario aiutandomi con un pochino di acqua per le castagne.

Ora mettete la purea di zucca in un padellino e aggiungetevi un cucchiaio di miele e un poco di vaniglia e fatela scaldare a fuoco bassissimo per qualche minuto per farla insaporire e rapprendere.

Poi ponete in un padellino anche la purea di castagne aggiungendo qui però 2 cucchiai di miele e molta più vaniglia.

Anche in questo caso fare andare al minimo per cinque minuti.

Accendete il forno a 180 gradi.

Ora preparate la pasta frolla.

Iniziate sbattendo con una forchetta l’uovo e l’olio. Dovete ottenere una crema liscia in modo che la lecitina presente nell’uovo incorpori l’olio e poi non esca in fase di lavorazione della pasta.

Ora aggiungete lo zucchero e, sempre con la forchetta, mescolate bene.

Ora potete aggiungere le farine e il lievito.

Una nota importante: questa frolla l’ho fatta più volte e le dosi della farina cambiano sempre. Di poco ma cambiano. Perché dipende da quanto è grande l’uovo, da quanto è umida la farina e da quanto è fine.

Quindi aggiungetela piano e iniziate a mescolare con la forchetta. Quando il composto sarà troppo duro lavoratelo con le mani ma velocemente.

Se vedete che è troppo appiccicoso aggiungete pochissima farina di riso alla volta.

Considerate però che la consistenza deve comunque essere abbastanza morbida.

Aiutandovi con la farina di riso stendete la pasta ottenuta. Per non farla attaccare al ripiano usate tranquillamente parecchia farina di riso.

Con una formina per biscotti ricavate dei tondi di circa 7 centimetri di diametro.

Adagiateli sulla placca rivestita da carta-forno.

Ora prelevate la punta di un cucchiaino di crema di zucca e adagiatela al centro e poi la stessa quantità di crema di castagne.

Ripiegate in due la pasta frolla e create un grosso raviolo sigillando i bordi con il retro del cucchiaino.

Infornate per circa 10/12 minuti.

La pasta sarà croccante e il ripieno piacevolmente morbido, dolce e saporito.

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Con questa ricetta partecipo al contest ZUCCHIAMOCI di Malquadrato ai fornelli

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Cinnamon rolls – Kanelbulle senza lattosio, senza latticini

1476716794924.jpgOggi vorrei parlarvi di una mia scelta. Ovviamente alimentare.

I primi dolci lievitati con glutine che trovate in questo blog avevano a volte la farina di manitoba e la farina 00 come ingrediente principale.

Questo perché la Manitoba è una farina che aiuta tantissimo la lievitazione e la mantiene a lungo: per questo si chiama FARINA DI FORZA.

La farina di Manitoba prende questo nome da una località canadese dove inizialmente veniva coltivato questo grano. Attualmente viene definita Manitoba qualsiasi farina con forza maggiore di 350 (fonte Wikipedia).

Attualmente non uso più farina di Manitoba né farina 00. Raramente uso la 0. Sono passata ad un modo più consapevole di alimentarmi e di usare la farina come ad esempio la farina 1, 2 o integrale.

E visto che io sono “solo” una mamma che cucina molto vorrei che vi parlasse delle farine una persona più esperta e più competente.

Ho scelto Pamela perché è una una naturopata e l’approccio al cibo deve avvenire a mio parere nel modo più NATURALE possibile. Lei scrive per il blog Esperienza naturale dove potrete trovare tanti consigli utili e lavora per lo studio N-ex in provincia di Brescia.

L’ho intervistata via e-mail sull’argomento ed è stata chiarissima.

Chi sei, che lavoro fai e che cosa fa una NATUROPATA

Chi sono? è una domanda complessa: sono una donna, una mamma, una moglie e una naturopata con il pallino della cucina naturale arrivato durante un periodo di intolleranze alimentari!

Lavoro in un centro olistico (fisioterapia, naturopatia, sala corsi, …) dove mi occupo del blog, del negozio ma sopratutto svolgo la mia attività di Naturopata attraverso le consulenze, la riflessologia plantare ed i massaggi olistici.

Il naturopata, prima di tutto non è un medico e non fa diagnosi, aiuta la persona a migliorare il suo stato di salute con metodi naturali, aiuta a capire la causa del disagio fisico ma non solo. Ha un visione della persona a 360° quindi non si ferma solo al sintomo ma va a scavare fino a quando non si comprende la causa che lo ha scatenato ed aiuta a mantenere il benessere.

Ed ora le domande sulle FARINE per aiutarci a conoscerle meglio.

Le farine vengono “catalogate” in base al grado di raffinazione. Cosa vuol dire?

Il grado di raffinazione varia a seconda della parte del chicco utilizzata e dal tipo di macinatura (più o meno fine). Le farine vengono catalogate con dei numeri: 00, 0, 1 e 2 e integrale. Si inizia dalla più raffinata 00 alla quella più integrale quindi per la 00 si utilizza solo la parte centrale del chicco e viene più volte macinata per renderla fine ed impalpabile.

Si parla sempre più spesso di farine raffinate. Cosa vuol dire per il nostro corpo usare farine di questo tipo?

Le farine raffinate nel nostro organismo creano problemi sopratutto a livello intestinale (stipsi, gonfiore, diarrea) e aumentano la richiesta di insulina (innalzamento dell’indice glicemico). Il loro valore nutrizionale è privo di vitamine e sali minerali che son contenuti nella parte esterna del chicco. Tutto ciò comporta un calo del nostro sistema immunitario (che si trova principalmente nell’intestino) ed alla distruzione della flora batterica, ad un deposito di grassi nel nostro corpo dovuto all’innalzamento dell’indice glicemico che contribuisce alla continua sensazione di fame.

A livello nutrizionale che differenza c’è fra 00 e 2?

Per capire la differenza nutrizionale tra le varie farine si devono conoscere le proprietà del chicco di grano: il germe (embrione del chicco) è ricco di vitamine B ed E, sali minerali ed amminoacidi, la crusca (parte esterna) è ricca di fibre che aiutano il transito intestinale ed aiutano il controllo degli zuccheri nel sangue.

Nella macinatura della farina 00 viene eliminato il germe e la crusca quindi rimane solo l’amido che è un zucchero semplice e il glutine, è molto povera di vitamine, di sali minerali e di fibre. La farina 2 è semi integrale, possiede una parte del germe di grano e quasi tutte le fibre della crusca quindi ha un buon valore nutrizionale.

Quanto è importante acquistare la farina poco raffinata biologica?

La scelta del biologico o direttamente dal contadino è sempre da preferire in quanto l’ assenza del’ utilizzo di pesticidi e la sicurezza che non sia OGM migliorano di molto la qualità del prodotto. Scegliere sempre farina poco raffinate, 2 o integrale, perché aiutano il nostro organismo con il giusto apporto di fibre, a non alzare il nostro indice glicemico. Più sono raffinate, più son state macinate ed il loro valore nutrizionale diminuisce drasticamente.

Cosa è la farina di manitoba? Se ne usa molta….a livello nutrizionale fa male?

La farina di manitoba è il ricavato della lavorazione di un grano tenero tipico americano ricco di glutine, è la cosiddetta farina “forte”. Molto utilizzata nella panificazione per la sua alta percentuale di glutine che permette alla pane di lievitare molto. La sua macinatura è simile alla 00 quindi priva di crusca e del germe. 

Viene usata molto nei grandi lievitati. Può dare problemi? Perché?

Il suo utilizzo può creare problemi a causa dell’elevato contenuto di glutine che nel nostro organismo si trasforma in un specie di colla, basta pensare che i nostri nonni utilizzavano acqua e farina come una vera e propria colla per il legno, e il nostro organismo lo legge come nemico e scatena il sisma immunitario contro di lui. Possiede pochissime fibre, sali minerali e vitamine.

Si possono ottenere dei buoni lievitati con farine poco raffinate?

Sì possono ottenere dei buonissimi lievitati anche con la farina integrale. Personalmente utilizzo solo farina integrale biologica ormai da anni e le mie torte o altri prodotti sono sempre ben lievitati e molto buoni.

Ora parliamo del lievito. E’ molto diffuso quello di birra ma ultimamente si parla sempre più spesso di lievito madre. Che differenza c’è? E a livello nutrizionale?

La differenza sta nei batteri e lieviti che contengono: quello di birra è formato da un solo tipo di batterio che produce anidride carbonica e alcol etilico mentre il lievito madre è un insieme di microrganismi (lieviti e batteri) che producono anidride carbonica, acido acetico e lattico e lo si può considerare come il vero ed unico lievito naturale e non ha scadenza se lo si “cura ” nel giusto modo. 

Quale lievito è meglio preferire?

La scelta migliore è il lievito madre perché i suoi prodotti hanno una lievitazione lunga, e ne deriva un alimento con un alta digeribilità ed i suoi batteri sono simili a quelli della nostra flora batterica. 

Conclusioni

L’utilizzo della farina bianca è da escludere nella dieta quotidiana. Le motivazioni sono davvero molteplici ma forse la principale è la presenza del glutine che forma una sorta di colla nel nostro corpo che si trasforma in muco ed intasa i nostri intestini, provocando sinusite, gonfiore, meteorismo, diarrea o stipsi. Scegliere sempre farine poche raffinate per avere un prodotto finale più digeribile, con un valore nutrizionale buono.

E’ possibile sostituire la farina 00 con quella di riso, di ceci, di piselli, integrale biologica serve solo un pochino di pazienza per fare un po’ di pratica in cucina e il vostro corpo vi ringrazierà ed anche il vostro palato!

Io RINGRAZIO tantissimo Pamela per questo suo contributo importantissimo e spero sia stato utile anche a voi. Ovviamente non deve essere un passaggio drastico: potete semplicemente iniziare a eliminare la 00 poi la O e così via..

Quindi ecco a voi una ricetta che tutti fanno con la OO e la manitoba poiché è necessaria una buona lievitazione.

Io vi propongo i miei cinnamon rolls nella versione con farina 1 e ci aiuteremo nella lievitazione con il lievito madre (per me secco). Ovviamente il tutto senza lattosio, senza latticini, senza soia e senza zucchero. Per fare il rotolo al posto del burro ho provato con burro di nocciole. Adoro le nocciole e rilasciano un olio naturale che a mio parere può sostituire il grasso del burro. Esperimento riuscito in pieno!!!! Sapore piacevolissimo che si sposa divinamente con la cannella.

I cinnamon rolls che otterrete saranno una bomba ma non solo belli, anche soffici e soprattutto SANI.

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INGREDIENTI:

450 grammi di farina biologica tipo 1

50 grammi fecola di patate**

175 millilitri di latte di cocco *

100 grammi di uova (per me 2)

70 grammi di miele millefiori (il mio con una nota pronunciata di castagno)

10 grammi di sale

50 grammi olio di riso (o mais)

40 grammi di lievito madre secco (o secondo le indicazioni del produttore)

PER IL RIPIENO:

200 grammi di nocciole italiane tostate

3 cucchiaini di cannella biologica (a piacere)

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Nella planetaria versate la farina, il latte di cocco, le uova ed il lievito ed iniziare ad impastate con il gancio. Dopo 5 minuti aggiungete il miele e impastate. Per ultimi aggiungete il sale e l’olio di riso.
Continuare ad impastare fino ad incordatura; l’impasto dovrà risultare liscio ed elastico.

Io non ho una planetaria e l’ultima lavorazione energica l’ho data a mano.
Ponete l’impasto in un contenitore di plastica o vetro molto alto e capiente (vi assicuro, crescerà tantissimo), copritelo con pellicola alimentare e lasciate lievitare al caldo per almeno un ora.

Una volta partita la lievitazione potete scegliere di mettere il vostro impasto in frigorifero e lasciarlo lievitare tutta notte. In questo modo sarà molto più digeribile.

Se invece preferite fare la lavorazione in un giorno lasciate lievitare al caldo per almeno 3 ore o anche più.

Se avete scelto di riporre il tutto in frigo, il mattino dopo tirate fuori l’impasto e lasciatelo a temperatura ambiente per almeno un ora e mezza.

Trascorso il tempo riprendete l’impasto sulla spianatoia e lavorate l’impasto per scaldarlo con le mani. Quando sarà nuovamente morbido e soffice ponetelo nuovamente nella terrina coperto con pellicola e fatelo lievitare nuovamente al caldo per almeno due ore (io accendo la luce del forno e lo lascio li).

Nel frattempo preparate il burro di nocciole per l’interno.

Tostate le nocciole in padella o nel forno fino a vedere apparire sulla superficie l’olio naturale. Trasferitele in un tritatutto e tritate.

Dovete tritare a più riprese (senza affaticare troppo il tritatutto) fino a quando diventerà cremoso e quasi liquido. Dipende molto dalla potenza del vostro robot, con il mio ci impiego circa 30 minuti. Non stancatevi e anche quando vi sembrerà morbido tritate ancora!!!

Riprendete l’impasto dopo che sarà triplicato di volume e iniziate a stendere la pasta aiutandovi con della farina sul ripiano per non farla attaccare.

Deve diventare un rettangolo. Ora spalmate sopra il rettangolo il burro di nocciola e poi cospargete il tutto con abbondante cannella.

Arrotolate il rettangolo partendo dal lato lungo. Ora con un coltello MOLTO affilato tagliate le vostre rotelle. Non devono essere altissime poiché nel lievitare cresceranno ancora.

Disponetele ben distanziate su una placca rivestita di carta-forno. Copritele con pellicola alimentare per non farle seccare e lasciate lievitare almeno due ore o fino a quando l’impasto non raddoppia. Io, come prima, lascio sempre tutto nel forno chiuso con solo la luce accesa.

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Trascorso il tempo tirate fuori le rotelle e accendete il forno fino ad arrivare a 200 gradi.

Infornate per 5 minuti a 200 gradi poi abbassate la temperatura a 180 gradi e cuocete ancora per circa 10 minuti. La cottura dipende tantissimo dal vostro forno.

Sfornare e  lasciare raffreddare completamente.

Di solito i cinnamon rolls sono coperti da una glassa pannosa e burrosa.

I miei li ho semplicemente ricoperti con il mio latte condensato vegetale lasciato rapprendere un poco di più. Il sapore finale è delicato e il gusto delle nocciole si amalgama perfettamente alla cannella, al miele ed al latte condensato. Il sapore del cocco non si sente per niente poiché l’impasto ha lievitato tantissimo😉

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ALCUNE NOTE IMPORTANTI:

* Non sostituibile con altro latte vegetale. Il latte di cocco è molto grasso e va benissimo poiché nell’impasto non è presente il burro. Utilizzare quello nelle lattine (con una percentuale di grassi molto alta) e per utilizzarlo al meglio è consigliabile sbattere la latta per alcuni minuti prima di aprirla. Questo per mescolare la parte acquosa con la parte grassa.

** La fecola di patate la uso per alleggerire leggermente l’impasto.

Con questa ricetta partecipo al contest “Il bosco in cucina” organizzato dal blog Betulla e in collaborazione con la Locanda due Camini di Baselga di Pinè.


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